La mia Monza-Resegone 2018 di Elena Galbiati

Per raccontare cosa ha rappresentato per me la Monza Resegone 2018 è necessario fare un passo indietro, a quando ero una ragazzina e immaginavo questa corsa come una impresa EPICA ed i corridori (negli anni ’80-’90 ancora non si parlava di runner) dei veri eroi. Se mi avessero detto che un giorno avrei preso in considerazione l’ipotesi di parteciparvi avrei pensato che sarebbe stato più semplice andare sulla luna!
E invece mi sbagliavo e di molto, non solo ho preso in considerazione l’idea, ho cercato la squadra, mi sono iscritta ed ho partecipato.

Sapevo che sarebbe stata dura ma ero pronta a affrontarla e a sfidarla, si perchè di sfida si è trattato.

A gennaio abbiamo definito la squadra; sono stata molto fortunata a trovare due amici che hanno deciso di condivere con me questa bellissima avventura, due belle persone che mi hanno aiutato a crescere, sportivamente parlando, con le quali si è creato un rapporto speciale. Siamo stati affiatati ed in accordo su come procedere negli allenamenti e nella gestione della gara fin da subito e, allenamento dopo allenamento il nostro affiatamente è sempre cresciuto. Le prime uscite in salita a Montevecchia per iniziare ad abituare le gambe, qualche lungo al parco di Monza fino alle prove generali che ci hanno portato diverse volte ad Erve. Nonostante la fatica aspettavo con ansia l’allenamento del weekend per poter correre insieme in attesa della fatidica notte che ci è sempre sembrata molto lontano fino alla scorsa settimana, sabato 23 giugno (data che non dimenticherò tanto facilmente) quando mi sono svegliata e ho trovato subito un messaggio sul nostro gruppo whatsApp ‘the big day, ci siamo ragazzi!’. Ho capito che la tensione stava crescendo per tutti, una tensione positiva che chi pratica sport a livello agonistico può capire!
Ero particolarmente in ansia la scorsa settimana perchè dopo l’allenamento del weekend, mi sentivo piuttosto stanca e ho dovuto combattere diversi giorni contro una fastidiosa tendinite al braccio destro. Insomma le premesse, ma soprattutto le mie sensazioni pre gara, non era affatto buone; ho cercato di riposare, ho corso poco per scaricare la tensione muscolare e sabato mattina mi sentivo meglio ma non ancora in forma. Ho passato la giornata ad oziare, a leggere e dormicchiare, cercando di non pensare alla corsa anche se ero preoccupata e in ansia, ho cercato di non darlo a vedere. Mi sentivo la responsabiltà di correre con altri compagni e volevo fare bene per me, come riconoscimento dei lunghi mesi di allenamento ma anche per i miei amici che mi hanno sempre sostenuta e hanno creduto nelle mie possibilità fin da subito.

Siamo arrivati a Monza alle 19.30, abbiamo ritirato pettorale e maglietta e ci siamo preparati in attesa della partenza; eravamo tutti e 3 molto carichi e l’adrenalina era al top. Non era la prima maratona che mi prestavo a correre, ma sentivo la gara molto intensamente forse per la responsabilità di correrla in tre e anche perchè ha sempre rappresentato un mito irragiungibile, invece ero lì pronta a partire per questa fantastica avventura. Ci mettiamo in coda per la partenza e alle 21.21 veniamo chiamati sul palco, presentazione veloce e si parte. Non ho controllato i battiti cardiaci per paura di vedere una luce rosso fuoco lampeggiare, la mia bocca era completamente asciutta e prima che mi tornasse un po’ di saliva ho dovuto aspettare qualche minuto..
Percorriamo i primi metri tra una folla di gente entusiasta e mi sento felice e carica; le paure e le brutte sensazioni svaniscono quasi istantaneamente per fare posto all’adrenalina che sale e alla concentrazione, finalmente mi sento bene e corro al ritmo previsto gustandomi il bagno di folla che accompagna quasi tutta la corsa fino ad Olginate. Mi sento come se stessi vivendo un’esperienza fantastica, quasi fuori dal tempo…
Tutto stava procedendo per il meglio quando all’inizio della salita verso Erve, passato Calolziocorte inizio a sentirmi stanca, lo stomaco si chiude e per la prima volta vengo assalita da forti crampi alle gambe. Mi prende l’ansia, vedo i miei compagni che stanno bene e riescono a tenere un buon ritmo in salita e io che invece arranco. Mi fermo, cammino, cerco di respirare, riprendo a corricchiare, mi faccio passare acqua e sali ma la situazione non migliora. Leggo negli occhi dei miei compagni la preoccupazione ma nessuno dice nulla a riguardo, stringo i denti e continuo alternando camminata a corsa lenta finchè non raggiungiamo il cancello di Erve nel tempo previsto. Mi fermo per cambiare la maglia e un crampo doloroso mi prende il quadricipete destro facendomi quasi uscire il muscolo dalla coscia (questa è stata la mia impressione); mio marito (che ci scortava in bici) mi massaggia la gamba e mi aiuta a fare stretching e vedo i miei compagni parlottare. Mi raggiungono e mi dicono di stare tranquilla e che possiamo ritirarci dalla corsa considerando le mie condizioni, che loro sono comunque soddisfatti. Mi veniva da piangere ma non l’ho fatto, ho stretto ancora i denti e sono andata avanti a camminare. Alla fine del paese, quando inizia il sentiro che porta al ‘pra di rat’ capisco che sto meglio ed insisto per proseguire, vedo i miei amici dubbiosi ma cerco di rassicurali anche se io stessa ancora non sono sicura di farcela. Arriviamo al sentiro e iniziamo ad arrampicarci, mi sento bene, ho recuperato le energie, le gambe tengono, lo stomaco si rilassa e ricomincio a godermi l’ultimo tratto di questa faticosa ma entusiasmante corsa e la notte che ci circonda. Alzo gli occhi, il cielo pieno di stelle e lungo il sentiero tante lucciole che faticosamente avanzano per raggiungere la fatidica Capanna Monza. Mi vengono le lacrime agli occhi, ma ancora tengo duro… non è acora il momento di piangere, la strada è ancora lunga e devo rassicurare i compagni che sto bene ma l’emozione è sempre lì che aspetta di esplodere.
Dopo un chilometro, arriviamo all’ultimo ristoro preparato dai volontari, the caldo e si riparte. Abbiamo ancora un chilometro e mezzo di sentiero di montagna da percorrere. Non mi sento stanca e concentrata nel buio della notte, proseguo camminando verso la meta.
Ad un tratto sentiamo delle voci in lontananza, alziamo gli occhi e vediamo la Capanna! Non è un miraggio, siamo arrivati. Acceleriamo il passo e varchiamo gli ultimi gradini tutti e tre insieme abbracciati. La felicità è immensa, si legge nei nostri occhi, ce l’abbiamo fatto… ce l’ho fatta e lì finalmente qualche lacrima mi bagna il viso. I crampi sono oramai solo un ricordo, sono stanca ma la soddisfazione, l’emozione e la gioia che stavo provando erano superiori a qualsiasi altra sensazione.
A conti fatti, è stata un’impresa epica proprio come me la immaginavo da bambina o forse ancora di più, a differenza che questa volta sono stata io protogonista. Epica perchè la determinazione, la forza di volontà, la concentrazione, l’amicizia ed il sacrificio hanno vinto a dimostrazione del fatto che niente è impossibile, nemmeno correre la Monza-Resegone!!
Un grazie di cuore a Gigi e Frank, senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile, alla mia famiglia che ha mi sopportato in allenamento e supportato durante la gara.

Ho ricevuto tanti messaggi e complimenti, ma il più bello è stato quello di mia figlia che domenica mattina, quando mi ha visto, mi ha sussurrato ‘mamma sei stata bravissima, è stata dura vero?’

Elena Galbiati